lunedì 19 novembre 2012

La leggenda delle Fate in Scozia


Un'antica tradizione sviluppatasi negli Higlands della Scozia, raccomanda, quando si entra in una dimora di Fate, di conficcare nella porta un pezzo di ferro o d'acciaio, come una spada, un coltello, un ago o un amo da pesca, poiché in questo modo gli Elfi guardiani non potranno richiudere la porta e lasciarvi dentro, finché non siate usciti. Inoltre, allorché avete ucciso un cervo e lo portate a casa di notte, badate di lasciare un coltello infilzato nel cadavere dell'animale, poiché questo impedirà alle Fate di rubarvelo e di riportarlo con loro nei boschi per ridargli la vita. Attenzione inoltre a non molestare mai le mucche, soprattutto di notte, poiché le Fate sono loro amiche e nel tempo di luna piena vanno a trovarle offrendo loro erbe buone di campo e ricevendo in cambio buon latte. Infine può risultare assai rischioso tentare di uccidere uccelli - specialmente rapaci - che volano circolarmente nell'aria, in quanto potrebbe trattarsi di Fate del cielo che danzano in cerchio e che, se aggredite, potrebbero accecarvi all'istante.

domenica 18 novembre 2012

La Spada nella Roccia



Artu', secondo la leggenda, in eta' adulta ottenne il trono estraendo la spada da una roccia, estrazione resa possibile solo a colui degno di diventare il "vero re" ovvero l'erede di sangue di Uther Pendragon.
Seguiamo la vicenda,in quell’epoca, tratta dalla Leggenda Della Spada nella Roccia,narrata nel libro di Terence Hanbury White(The Sword in the Stone) nel 1938:
Tutti i piu' importanti uomini del regno si riunirono il mattino di Natale a pregare in chiesa e sul sagrato scorsero un grande masso di marmo, al centro del quale era inserita un‘incudine nella quale era infitta fino all'elsa una spada. 
Attorno alla spada erano incise queste parole:
"Chi estrarra' questa spada dalla pietra e dalla pietra sara' il legittimo re d'Inghilterra".
Tutti i piu' forti cavalieri si provarono a estrarre l'arma, ma ebbero un bello sforzarsi: la spada non si mosse di un pollice.
- Il vero re non e' qui - disse l'arcivescovo della chiesa, - ma Dio ce lo fara' conoscere. Che dieci uomini vigilino su questa spada finche' non arriva. 
Nel frattempo, si decise che tutti i cavalieri avrebbero provato ad estrarre la spada a turno, e in attesa della comparsa del legittimo sovrano si stabili' di tenere un torneo il giorno di Capodanno, in modo che tutti intanto restassero uniti.
La notizia della spada miracolosa e del torneo si diffuse rapidamente dappertutto, e uno dei cavalieri che si reco' a Londra per provare le proprie forze fu Sir Ector, accompagnato da suo figlio Cei e da Artu'.
Cei era stato armato cavaliere solo due mesi prima, e Artu' era il suo scudiero. Era il primo torneo di Cei, il quale s'avvide di aver lasciato la propria spada all'alloggiamento, e disse ad Artu':
- Su, corri a prendermi la spada.
Artu' ando' alla casa dove alloggiava Cei, ma questa era chiusa: tutti erano andati ad assistere al torneo.
- Cei non puo' restare senza spada tutto il giorno - penso' il ragazzo.- Andro' a prendergli quella infissa nel masso davanti alla chiesa. 
In quel momento il sagrato era deserto. Artu'impugno' la spada, la estrasse senza la minima difficolta' e la porto' a Cei, il quale subito la impugno' e la riconobbe. Corse dal padre e gli disse:
- Sire, ecco la spada infilata nel masso. E' chiaro che devo essere io il re.
Sir Ector abbandono' il torneo, porto' il figlio in chiesa e gli ordino' di dirgli, giurando sulla Bibbia, come aveva avuto la spada.
- Padre! - esclamo' Cei,- me l'ha data Artu'.
Allora Sir Ector chiese ad Artu' come si fosse procurato la spada, e Artu' gli riferì come si erano svolti i fatti.
- Non c'era nessun guardiano sul sagrato?, -chiese Sir Ector.
- No - rispose Artu'.
- Adesso so che tu devi essere il re di questo paese. -disse Sir Ector
- Perche' proprio io? - Domando' Artu' sbalordito.
- Perche' questa e' la volonta' di Dio - rispose Sir Ector, - nessuno, salvo il legittimo sovrano, puo' estrarre la spada dal masso e dall'incudine. Adesso fammi vedere se sei in grado di infilare di nuovo la spada nel masso e di estrarla nuovamente.
E Artu':
Ma e' semplicissimo!
e rimise l'arma al suo posto.
 Sir Ector provo' allora a svellere la spada, ma invano. Ordino' al figlio di fare lo stesso. Anche Cei ne fu incapace, per quanti sforzi facesse.
- Adesso prova tu, - disse Sir Ector ad Artu', - vediamo se sei in grado di estrarla. 
E senza il minimo sforzo, impugnata la spada, la estrasse dal masso. Allora Sir Ector gli svelo' il segreto della sua nascita e come egli fosse stato portato in gran segreto da Merlino. Artu' ne fu rattristato perche' credeva che Sir Ector fosse il suo vero padre, ma l'amore tra i tre resto' saldo quanto prima. Andarono dall'arcivescovo a spiegargli quanto era accaduto, e il prelato decreto' che di lì a dodici giorni tutti i cavalieri dovessero radunarsi un'altra volta, perche' le pretese al trono di Artu' fossero comprovate pubblicamente.
Ognuno tento' ancora di svellere la spada, ma sempre invano. Soltanto Artu' la estrasse senza sforzo. Gli invidiosi cavalieri, pero', non restarono affatto convinti, e pretesero un'altra prova, irritati all'idea che un giovane sconosciuto regnasse su di loro. Dopo la terza prova il popolo proclamo' a gran voce la sua fede in Artu', e finalmente poveri e ricchi si inginocchiarono concordi davanti al nuovo sovrano da tutti riconosciuto tale. 
Solo allora Merlino rivelo' all'assemblea dei signori e dei popolani chi fosse il vero padre di Artu'. Questi prese la spada e ando' a porla sull'altare, giurando che sarebbe stato un buon re e che avrebbe difeso la verita' e la giustizia ogni giorno della sua vita. E lo stesso giorno, l'arcivescovo armo' Artu' cavaliere e lo unse re, ed egli da allora regno' con saggezza e prudenza.

La Sirena Innamorata


Secondo le vecchie leggende irlandesi le sirene portano sfortuna se i marinai le incontrano in alto mare, in tal caso verranno delle brutte tempeste o succederà comunque qualcosa di male.  C'è al riguardo una vecchia e curiosa leggenda irlandese: 
C'era una volta una nave in viaggio per l'America e fu avvistata una sirena che la seguiva.  Dopo breve tempo venne una tempesta e il capitano disse: "Questa sirena si deve essere innamorata di un marinaio dell'equipaggio, per questo ci segue; se sapessimo chi è potremmo darglielo e salvare le nostre vite."  Così, tirarono a sorte, e venne estratto il nome di un uomo ma il capitano si sentì dispiaciuto per lui e disse che gli avrebbe dato un'altra possibilità.  Il giorno dopo la sirena li seguiva ancora, aveva un aria tristissima poiché le negavano il desiderio del suo cuore e la tempesta era ancora più forte e il vento ululava come il lamento di un anima in pena. Allora tirarono di nuovo a sorte e venne estratto il nome dello stesso uomo. 
Ma il capitano disse che gli avrebbe dato una terza possibilità. Tuttavia il terzo giorno venne estratto ancora il suo nome. 
Quando i suoi compagni lo stavano per buttare infine nelle acque ruggenti lui disse: "lasciatemi solo per un po'", andò alla poppa della nave e cominciò a cantare una semplice canzone popolare irlandese ma così bella e armoniosa era la sua voce che la sirena ne rimase incantata e mentre lui cantava lei assunse un espressione assorta e malinconica ed anche il mare si calmò con lei. Così il marinaio continuò a cantare e a cantare mettendo nel canto tutta la sua anima finché la nave giunse in America. Ma il marinaio da allora non cantò più.

Connla e la Fanciulla Fatata (Fiaba Celtica)


Connla dalla fiera capigliatura era il discendente di Conn delle cento battaglie. Un dì che stava al fianco di suo padre sulla cima di Usna, guardò una giovane in insolito abbigliamento giungere verso di lui. 
- Da che luogo vieni, giovinetta? – domandò Connla. 
- Provengo dalle Piane del sempre vivo – dichiarò lei, - in quel luogo non c’è né morte né peccato. Laggiù noi ci prendiamo un’eterna vacanza, e non abbiamo necessità di alcuno, perché la nostra gioia è assoluta. Il nostro piacere si distende senza contese o pene. E per il fatto che abbiamo dimora sulle tonde collinette verdi, ci chiamano la Gente della collina. 
- Con chi, dimmi, stai parlando ragazzo mio? – pronunciò Conn, il re. 
In quella occasione la ragazza rispose: 
- Connla sta comunicando a una giovane e buona ragazza che non vedrà né la morte né la vecchiaia. Io amo Connla, e sono comparsa a invitarlo perché venga nella Piana del piacere, Moy Mell, dove regna Boadag, e da quando egli regna non c’è stato in quella terra malattia alcuno né pena. Oh, vieni con me Connla dalla fiera capigliatura, rosso acceso come l’alba con la tua fulva pelle. Una leggiadra corona ti attende per abbellire il tuo bel volto e il magnifico aspetto. Vieni, e mai si dissolverà la tua bellezza, né la tua gioventù, fino al giorno ultimo e tremendo del giudizio. 
Il re, avendo timore delle parole che la ragazza pronunciava, e che egli avvertiva pur non potendo scorgerla, chiamò forte il suo druido, di nome Coran. 
- Oh, Coran dei mille incantesimi – disse – Coran maestro di magia, imploro il tuo aiuto. Un compito mi grava, che è troppo grande malgrado tutta la mia esperienza e intelligenza, più grande di qualsiasi altro mi sia capitato da quando ho conquistato il regno. Senza rivelarsi, una ragazza è venuta a noi, e col suo potere vuol brandirmi il mio caro, il mio bel figlio. Se non dai la tua assistenza, egli sarà privato al tuo re per mezzo delle scaltrezze e degli stregonerie di una donna.
In quella occasione Coran il druido si fece davanti e proferì le sue formule in direzione del posto in cui era stata udita la voce della ragazza. Nessuno sentì più la sua voce, né Connla la vide più. Solo che, scomparendo davanti alla potente formula magica del druido, ella buttò una mela a Connla. 
Per un mese intero dopo quel giorno, Connla non prese nulla da mangiare o da bere se non quella mela. Ma appena la mangiava, essa si rinnovava di nuovo e si conservava sempre intera. Nel frattempo crescevano nell'animo di lui una potente voglia e un desiderio intenso della ragazza che aveva visto. 
Quando tuttavia venne l’ultimo giorno del mese, Connla, che si trovava nuovamente al fianco del re suo padre sulla Piana di Arcomin, scorse di nuovo la ragazza giungere verso di lui, e di nuovo lei gli parlò. 
- E’ veramente un luogo famoso questo su cui poggiamo i piedi di Connla, tra gli fuggevoli mortali in attesa solo del giorno della morte. Ma adesso, il popolo della vita, gli immortali, ti domandano e ti invitano a venire a Moy Mell, la Piana del Piacere, poiché hanno imparato a conoscerti, guardandoti nella tua casa fra i tuoi amati. 
Nel momento in cui il re Conn sentì la voce della ragazza, convocò i suoi uomini, e disse: 
- Fate arrivare il mio druido Coran, poiché io vedo che essa oggi ha di nuovo il potere della parola. 
Ribadì allora la fanciulla: 
- Oh, coraggioso Conn, guerriero delle cento battaglie, le capacità del druido non sono molto stimate, hanno poca efficacia in questa grande terra. Nel momento in cui la Legge verrà, saprà far piazza pulita delle formule magiche del druido, che giungono dalle labbra del falso demone nero.
Re Conn notò che da quando c’era la ragazza suo figlio Connla non comunicava con nessuno. 
Così Conn delle cento battaglie gli proferì: 
- Sei d'accordo per caso con ciò che la donna proferisce, figlio mio? 
- Per me è cosa dura – replicò Connla, - amo la mia discendenza sopra ogni cosa, ciononostante s’impadronisce di me un forte desiderio per quella ragazza. 
La ragazza, udite queste parole, disse: 
- L’oceano è meno potente del tuo desiderio. Vieni con me sulla mia imbarcazione, la splendente barca di cristallo che scivola silenziosa. In poco tempo raggiungeremo il regno di Boadag e per quando lontana sia la meta, potremo giungervi prima del buio. Vi è ancora un’altra terra meritevole del tuo viaggio, una terra felice per qualunque persona che la cerchi. Vi abitano solo donne e ragazze. Se tu vuoi, possiamo cercarla e vivere là, noi due soli in spensieratezza. 
Come la ragazza ebbe finito di parlare, Connla dalla fiera capigliatura corse via dagli altri e saltò sulla raggiante imbarcazione di cristallo. 
Il re e la corte, osservarono la risplendente imbarcazione allontanarsi. Distante, sempre più distante, fino a quando l’occhio non riuscì più a vederla. 
Connla e la ragazza fatata presero la via del mare, non furono più visti, né alcuno mai seppe dove giunsero.